Agassi e Murray: 2 grandi campioni, 2 stili di allenamento

“Alzo lo sguardo. Sono disteso sul pavimento accanto al letto. Adesso ricordo. Sono passato dal letto al pavimento nel cuore della notte. Lo faccio quasi tutte le notti. Giova alla mia schiena. Troppe ore su un materasso morbido sono un’agonia. Conto fino a tre, poi inizio a tirarmi su: un processo lungo e difficile. Con un colpo di tosse e un mugolio rotolo su un fianco, poi mi raggomitolo in posizione fetale, infine mi giro a pancia sotto.” 1

E’ così che lo statunitense Andre Agassi, uno dei più grandi tennisti di sempre, descrive una delle sue strategie per convivere con il tremendo mal di schiena che lo affligge, un dolore che gli dà tregua soltanto con dolorose iniezioni di cortisone e che a 36 anni lo fa sentire, al risveglio, un novantaseienne. Lo fa in modo avvincente, brillante, intelligente, nel libro in cui racconta la sua vita di atleta e di uomo, un uomo di grande successo ma anche attraversato da un profondo conflitto esistenziale e dal dolore, non solo fisico. Un libro che ho letto di recente, tutto d’un fiato, che mi ha suscitato profonde emozioni.

La storia non si fa con i “se”, ma… non ho potuto fare a meno di pensare che se Agassi avesse praticato il Metodo GYROTONIC® avrebbe sicuramente ridotto di molto le sue sofferenze fisiche. Così la mente mi è tornata ad un articolo su tennis.it che avevo letto un po’ di tempo fa, in cui si parla di Andy Murray e della sua scelta di inserire il Metodo Gyrotonic nei suoi allenamenti per riacquistare la flessibilità necessaria a superare il dolore derivante dai suoi problemi alla schiena (su cui ha anche subito un intervento chirurgico) e alle anche.

Per un atleta professionista è fondamentale proteggere il corpo dai traumi e dai microtraumi che l’intensa attività sportiva inevitabilmente comporta. Scrive Agassi: “dopo trent’anni di scatti, di arresti in una frazione di secondo, di balzi e atterraggi sul duro, il mio corpo non sembra più il mio”. 2

A proposito del suo allenamento col Gyrotonic, Murray afferma: “Non credo che avrei potuto competere a questi livelli senza il lavoro che sto facendo perché il mio corpo era davvero molto dolorante. Vorrei aver fatto questo tipo di lavoro sin da quando ero più giovane, ma è chiaro che a 19 o 20 anni uno può giocare ad altissima intensità per poi sentirsi bene lo stesso il giorno dopo” 3. Ha proprio ragione, Murray: col senno di poi sta dicendo che anche in assenza di dolore, per mantenere nel tempo l’efficienza fisica e per migliorare le performance di un atleta è fondamentale adottare un allenamento capace di incrementare la capacità funzionale della colonna vertebrale, creare spazio nelle articolazioni, aumentare l’ampiezza dei movimenti, e il Gyrotonic è un metodo di elezione in questo.

Le carriere di questi due atleti sono, in un certo senso, contigue: quella di Agassi si è conclusa nel 2006, poco dopo l’inizio della discesa in campo di Murray, nel 2005. Ma rispetto alla cura del corpo e del dolore sembrano appartenere ad epoche molto diverse. Ed è bello scoprire che nel mondo dello sport si inizia a porre attenzione ad una disciplina che può cambiare profondamente la filosofia dell’allenamento di un atleta professionista.

Scopri di più sul Metodo Gyrotonic e su come e perché è così efficace e utile anche per gli sportivi professionisti visitando la sezione Corpo.

Alleniamoci con la testa

Ti piace muoverti? Passi tante ore in palestra? Benissimo!

La palestra è un’ottima abitudine, perché ci permette di sentirci in forma e in salute, senza contare quel piacevole senso di benessere dopo ogni allenamento, prodotto dalle endorfine che vengono rilasciate con l’esercizio. Questi effetti positivi possono essere massimizzati e resi stabili nel tempo, inoltre è possibile prevenire alcuni inconvenienti che purtroppo si presentano piuttosto frequentemente.

Ragioniamoci su, in 5 paragrafi.

1. Facciamoci delle domande

Mi capita a volte di sentire una fitta nella schiena mentre mi alleno in palestra?
Mi è capitato di sentire dei dolori nelle anche, o nelle spalle, o in altre articolazioni nei giorni successivi all’allenamento?
Nonostante la mia buona forma fisica mi riesce difficile toccare terra con le mani quando mi piego in avanti?
Sento tensione nel collo?
Ho costantemente dei dolori in uno o più distretti del corpo?
Mi sento teso e stressato?
Nonostante gli allenamenti mi sento stanco e privo di energia?
Sento i muscoli contratti?
Sento delle limitazioni in alcuni movimenti?
Ho spesso il fiatone quando accelero l’andatura?
Ho la pressione alta?

Se rispondiamo positivamente anche a una di queste domande, le riflessioni proposte in questo articolo potrebbero esserci utili.

2. Brevi cenni sull’universo

Il nostro corpo è un universo di interconnessioni, e il tessuto connettivo si estende dai piedi alla testa, unisce tutto a tutto, riveste tutto, permette lo scivolamento di organi e muscoli l’uno sull’altro, ed è presente anche nella loro struttura interna. I muscoli più ricchi di tessuto connettivo sono quelli della statica – i più profondi – che hanno una funzione antigravitaria, e concorrono al mantenimento di un equilibrio con il minimo sforzo possibile. La loro condizione ottimale è data da elasticità e lunghezza. Poi ci sono i muscoli della dinamica – collocati più in superficie – responsabili dei nostri movimenti. Contengono una minore quantità di tessuto connettivo, e sono in ottima condizione quando sono capaci di grandi accorciamenti.

3. Da una visione settoriale ad una visione globale corpo-mente

Mediante le fasce aponeurotiche – costituite in gran parte da tessuto connettivo – i muscoli sono intimamente connessi tra loro, e si parla di catene muscolari. Un trauma anche piccolo, una contrattura in un qualsiasi distretto si ripercuote su tutto il sistema muscolo scheletrico determinando effetti che possono presentarsi in zone anche molto distanti da quella in cui si è verificato il problema. Anche le emozioni influenzano il nostro equilibrio posturale, perché provocano tensione muscolare. È per questo che se interveniamo localmente non risolviamo il problema.

Esempio: ho la schiena curva devo rinforzare/accorciare i muscoli dorsali con esercizi localizzati? Non proprio. Almeno per due motivi:

  • Se lavoriamo in maniera settoriale coinvolgiamo soltanto i muscoli della dinamica. Ma abbiamo visto che questi muscoli non sono adatti per regolare la nostra postura, e quando vengono impiegati per questo scopo lo fanno a caro prezzo, in termini di dispendio energetico e di efficacia.
  • La mia schiena curva potrebbe essere un compenso che il mio corpo mette in atto per ritrovare un equilibrio nello spazio a fronte di un trauma, o uno squilibrio muscolare, in un’altra parte del corpo. È ciò che tecnicamente viene chiamato postura antalgica, perché il corpo la utilizza per difendersi dal dolore. Questo compenso tende a stabilizzarsi quando facciamo attività fisica, perché il nostro corpo, a maggior ragione nel corso di un impegno intenso, continuerà ad adottarlo automaticamente e si strutturerà sempre di più intorno ad esso.

4. Torniamo alle domande iniziali

Ti sei ritrovato in una o più di quelle condizioni? Non è per niente strano! Nel mio lavoro di istruttrice di GYROTONIC® mi è capitato molte volte di incontrare persone che pur svolgendo regolarmente attività fisica si sentono stanche, hanno dolori, contratture, tensioni, si sentono legate nei movimenti.

Queste sensazioni possono essere conseguenza e causa nello stesso tempo di un lavoro muscolare non perfettamente equilibrato e/o limitato alla muscolatura più esterna, spesso con l’obiettivo di rinforzare e potenziare singoli distretti muscolari (esercito i dorsali, i pettorali, il quadricipite…).

Se i muscoli della statica non sono abbastanza elastici e allungati gli spazi nelle articolazioni si riducono, e diminuisce l’ampiezza dei movimenti, i capi articolari soffrono e possono infiammarsi. I dischi intervertebrali si schiacciano e si disidratano, i nervi spinali vengono compressi e provocano dolore. Se in questa condizione lavoriamo intensamente sulla muscolatura della dinamica, peggioriamo la situazione perché provochiamo un ulteriore accorciamento e un ulteriore avvicinamento dei capi articolari.

5. Che fare?

Ci conviene integrare le nostre attività abituali con una disciplina che permetta di lavorare anche sulla muscolatura profonda. Il mio lavoro ormai ventennale con il metodo Gyrotonic mi è stato molto utile per capire tutte queste cose e sentirle direttamente sul mio corpo. Questo sistema di allenamento è stato studiato proprio per permetterci di lavorare globalmente sul corpo con una grande attenzione alla colonna vertebrale e al respiro. Il respiro è importante per molti motivi, tra cui il fatto che il diaframma ha inserzioni anche sulla colonna vertebrale, e se è bloccato anche la colonna vertebrale non si muove. Se la colonna vertebrale non si muove, i muscoli spinali (che sono muscoli della statica) si accorciano e si irrigidiscono, provocando molti dei problemi citati. Col metodo Gyrotonic ci si allunga, agendo contemporaneamente su muscoli, tendini, legamenti e articolazioni.

Mi dirai: ma non basta fare stretching?

Lo stretching è senz’altro molto utile, ma è un modo di allungarsi molto diverso da quello offerto dal METODO Gyrotonic. Ci sono alcune differenze sostanziali, eccone tre molto importanti:

  • nel Metodo Gyrotonic l’allungamento è attivo, mentre con lo stretching l’allungamento è passivo
  • nel Metodo Gyrotonic l’approccio è globale, si può allungare tutto il corpo dai piedi alla testa simultaneamente, mentre nello stretching l’allungamento è settoriale perché si concentra su uno o più muscoli alla volta
  • i movimenti nel Metodo Gyrotonic vengono calibrati sulla persona: non esiste alcun rischio di andare oltre le possibilità di ognuno. Lo stretching, se non viene praticato con attenzione, può essere eccessivo e provocare l’effetto opposto.

Concludendo…

Alleniamoci, alleniamoci, alleniamoci, ma… con la testa! Siamo cresciuti con l’idea che quanto più soffriremo e suderemo, tanto più otterremo in termini di prestanza fisica. Ma non è sempre così vero. Impariamo a cercare il benessere nel nostro corpo e nella nostra mente, ne guadagneremo in termini di salute e di efficienza, forza ed energia a lungo termine!

Mal di schiena: 3 tecniche mente-corpo per sconfiggerlo

Il dolore non sparisce, anche dopo fisioterapie o farmaci? In questo articolo ti spiego quanto il mal di schiena che ti costringe sempre di più a limitare la tua vita abbia a che fare con la mente, e quanto questa sia una buona notizia.

Il dolore lombare, il dolore cervicale, le lombosciatalgie sono disagi molto diffusi, e incidono negativamente sul nostro stile di vita, limitando pesantemente la nostra vita sociale e lavorativa. In molti casi dietro il mal di schiena si nascondono ansia, tensioni muscolari, respiro corto, in un circolo vizioso sempre più stingente che coinvolge la Persona nella sua interezza, con le sue emozioni, sensazioni, pensieri e comportamenti.

Ma le abbiamo davvero “provate tutte”? Abbiamo esplorato le componenti psicologiche del nostro problema?

Le radici psicologiche del mal di schiena

Il dolore alla schiena si accompagna ad alcuni elementi ricorrenti:

  • respiro superficiale, non diaframmatico
  • tensione muscolare diffusa
  • postura non equilibrata
  • stile di vita stressante
  • ansia
  • umore depresso

Tutti questi fattori hanno strettamente a che fare con la nostra mente e con le nostre emozioni. Il corretto utilizzo del diaframma è fondamentale perché questo grosso muscolo si inserisce posteriormente sulle vertebre dorsali, e mantiene la colonna vertebrale sempre in movimento. Quando – a causa del’ansia, di un dolore, dello stress – il nostro respiro è superficiale, il diaframma è bloccato e le vertebre, di conseguenza, non si muovono. Se le vertebre non si muovono si interrompono i processi biologici che ne garantiscono la corretta funzionalità, e insorgono i dolori.

Allora c’è ancora qualcosa da fare!

Cosa?
Bisogna interrompere i circoli viziosi mente-corpo che mantengono il dolore.

Come?
Attraverso l’azione sinergica di:

  • una tecnica di rilassamento, come il Rilassamento Muscolare Progressivo di E.Jacobson, per ridurre le tensioni muscolari e gli stati d’ansia
  • un training di respirazione, per imparare a respirare col diaframma
  • movimento “intelligente”, come quello del Gyrotonic, per allenare non solo la muscolatura esterna ma anche la muscolatura profonda rendendola elastica, lunga e flessibile, e per attivare i processi biologici,
  • psichici, funzionali ed energetici alla base della nostra salute e del nostro benessere.

Se ti ritrovi in questa descrizione e vuoi approfondire l’argomento, scarica l’eBook gratuito “Curare il mal di schiena: 3 tecniche per sciogliere i nodi del dolore nel corpo e nella mente”.

Star bene con il rilassamento muscolare progressivo

Ti sei mai accorto che, se attraversando una strada vedi sopraggiungere una macchina, prima ancora di concepire un pensiero i muscoli delle tue gambe e del tuo tronco si sono già contratti?

Si tratta di un meccanismo molto antico che serve per predisporci alla fuga. Ogni emozione, ogni pensiero, ogni percezione si correla ad una modificazione del tono muscolare. E. Jacobson, l’ideatore del Rilassamento Muscolare Progressivo, ha misurato con registrazioni elettromiografiche questo fenomeno, che ha definito “adattamento per la sopravvivenza”.

Cos’è esattamente il tono muscolare?

Il tono muscolare è la tensione attiva nella quale si trovano costantemente le strutture muscolari. I muscoli a riposo sono attraversati da una leggera tensione; un aumento o una diminuzione di questa determinano un iper o un ipotono.

In che modo un’emozione come la paura agisce sul corpo?

Le strutture neuronali che regolano il tono muscolare e quelle che regolano la realtà emotiva sono connesse tra loro e si influenzano reciprocamente. Quando abbiamo problemi o preoccupazioni il risultato di questa stretta relazione può esprimersi in termini di stress, di forti tensioni che ci provocano uno stato di disagio quotidiano con ansia e/o sintomi fisici quali ad esempio gastrite, colite, cefalea, dolori in vari distretti del corpo, e persino squilibri posturali.

Ecco un metodo per ritrovare il benessere.

Con il Rilassamento Muscolare Progressivo di Jacobson possiamo sfruttare a nostro vantaggio l’interazione tra emozioni e tensioni muscolari, imparando a ridurre e gestire queste ultime e ad estendere questo risultato al nostro stato mentale, ai nostri pensieri e alle nostre emozioni.

L’obiettivo del Rilassamento Muscolare Progressivo è rendere la persona capace di gestire nelle attività quotidiane le proprie tensioni, a livello muscolare e mentale.

Questa abilità viene sviluppata progressivamente in un training di apprendimento, attraverso una serie di fasi ed esercizi che rendono l’individuo in grado di percepire:

  • la propria tensione e distensione muscolare mediante esercizi di contrazione / localizzazione della tensione / distensione e apprezzamento della distensione
  • il proprio senso muscolare, ovvero l’insieme delle sensazioni che affiorano quando i muscoli non sono completamente contratti né completamente distesi
  • la propria tensione e distensione mentale.

I benefici si sentono fin dalle prime fasi del training. Praticando il Rilassamento Muscolare Progressivo si riesce a ritrovare uno stato di distensione muscolare e mentale, e questa abilità si affina sempre di più con la pratica.

La tecnica di Jacobson non presenta controindicazioni e può essere praticata in qualsiasi luogo e ad ogni età.