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Pubblicato lunedì 26 Ottobre, 2020

Ansia e depressione: gli uomini ne soffrono meno delle donne?

Malgrado la mia forza maschiaccia, ho un cuore tenero, da piccioncino. (Totò – Felice Sciosciammocca)

Le statistiche rilevano differenze significative tra uomini e donne nella diffusione dei disturbi d’ansia e della depressione, con una frequenza molto superiore nelle donne.

Ma è proprio così?

Le statistiche vengono create su dati derivanti dalle richieste di aiuto a medici e psicologi.

Sarebbe dunque più corretto dire che le donne chiedono aiuto per i loro problemi psicologici – e quindi anche quando si sentono in ansia o depresse –  in misura nettamente maggiore di quanto non lo facciano gli uomini.

Potremmo forse anche supporre che le donne abbiano una maggiore percezione dei loro disagi psicologici, perché sono abituate ad esplorare i loro stati interni.

Ma per gli uomini non è così, o almeno non è così facile, per questioni fondamentalmente culturali.

biglietto da visita Rita D'Onofrio

Nella nostra cultura gli uomini, dal momento in cui nascono, vengono bombardati da messaggi impliciti che li vogliono forti a tutti i costi, “virili” appunto. Contemporaneamente viene scoraggiata la tendenza a osservare se stessi, i propri elementi di fragilità, a riflettere su di sé, e al contrario viene incentivata la tendenza all’azione.

In base a questo modello, non può essere virile qualcuno che percepisce in sé una screpolatura, un’insicurezza, o angoscia, o tristezza. Il solo fatto di sentire un disagio equivale ad essere deboli. 

A maggior ragione viene scoraggiata la tendenza a condividere, a parlare con altre persone dei propri problemi o anche semplicemente delle proprie emozioni negative. Queste vanno nascoste, e se possibile negate a se stessi. Manifestarle equivarrebbe a “piangersi addosso”. E un uomo non deve mai piangere!

Culturalmente, quindi, gli uomini sono meno incoraggiati delle donne a guardare dentro se stessi e ad essere in contatto con le loro emozioni. Quando poi un disagio irrompe, è molto più accettato se volge verso la rabbia e l’aggressività che non verso l’ansia, l’angoscia, la tristezza.

La rabbia, l’aggressività portano a rivolgere la propria attenzione verso cause esterne, quindi a negare un eventuale disagio personale e ad adottare strategie che escludono la ricerca di aiuto per alleggerire la sofferenza. 

richiesta colloquio rita d'onofrio

Queste strategie, però, non eliminano il problema – negato o nascosto che sia – ma, al contrario, lo complicano. Vediamo qualche esempio.

Il superlavoro

Una strategia tipica è quella di buttarsi a capofitto nel lavoro, con la conseguenza di creare un circolo vizioso da cui è molto difficile poi uscire: lavoro tanto -> diminuisce il tempo in cui sento la mia sofferenza, ma anche il tempo a mia disposizione per interessarmi di cose che mi appassionano o potrebbero appassionarmi, o per coltivare relazioni profonde d’amore, di amicizia, o banalmente per rilassarmi -> il mio disagio aumenta -> lavoro di più -> la mia vita privata si impoverisce sempre di più -> mi sento angosciato e solo -> lavoro di più.

Questo circolo vizioso non solo è deleterio perché si autoalimenta, ma è fortemente disfunzionale perché è sostanzialmente basato sul meccanismo dell’evitamento, che è uno dei più potenti fattori di mantenimento dei problemi.

L’alcool

Un’altra strategia spesso adottata dagli uomini è l’abuso di alcool. Affogare i dispiaceri nell’alcool è molto più accettato socialmente di quanto non lo sia andare da uno psicologo, ma i danni – fisici e psichici – sono pesanti.

La palestra

Oppure l’esercizio fisico portato all’estremo. Un uomo che si sente fragile può scegliere di compensare questa sua sensazione costruendosi un aspetto forte e virile attraverso un allenamento intenso. 

Non è detto che questa sia l’intenzione fin dall’inizio. Magari un uomo che si sente angosciato e depresso comincia a frequentare assiduamente una palestra per sfuggire da pensieri e ruminazioni, e anche per cercare di instaurare quei rapporti sociali che si fanno sempre più difficili a causa del malessere. Poi man mano si rende conto che il suo aspetto sta cambiando, e che con muscoli più tonici lo fanno sembrare più forte e attraente. 

Così, quasi senza accorgersene, si immerge sempre più in questa ricerca di un aspetto fisico virile ed entra in un vero e proprio vortice che può portare a uno stato di overtraining o anche di bigoressia.

Si tratta di patologie che rivelano una grande fragilità che si tenta di coprire con una vera e propria maschera.

Bastare a se stessi

Poi c’è la scelta di essere autonomo su tutto. Non chiedere mai niente a nessuno suggella la regola: non ho bisogno di nessuno perché sono forte e basto a me stesso. Oltre all’ulteriore carico di stress che questa strategia comporta, la conseguenza più grave è la perdita di rapporti sociali, l’inaridimento di interessi, l’impoverimento della vita, con conseguente aumento di ansia e depressione.

biglietto da visita Rita D'Onofrio

Queste sono alcune possibili strade che gli uomini tendono a scegliere quando sentono in se stessi una qualche forma di vulnerabilità.

Ma la sofferenza – negata o nascosta che sia – comunque c’è, e continua a lavorare dentro producendo comportamenti rabbiosi, forti malesseri, forti disagi nelle relazioni, malattie fisiche.

E allora c’è una sola scelta che può avere esiti positivi: riconoscere di avere un problema, capirlo, affrontarlo.

Anche un uomo può avere ansia, o sentirsi depresso. Questa non è una colpa, né una vergogna.

Chiedere aiuto è sempre una manifestazione di forza, perché vuol dire essere capaci di accettare i propri limiti e avere le risorse per impegnarsi nella ricerca di una soluzione al dolore e al disagio psicologico.

richiesta colloquio rita d'onofrio

Foto di Sammy-Williams da Pixabay

Bibliografia

Report La salute mentale nelle varie fasi della vita, ISTAT 26 luglio 2018

III Clinica Psichiatrica, Università di Roma “La Sapienza” Fondazione Italiana per lo studio della Schizofrenia (F.I.S.) Roma, Aspetti clinici differenziali tra i due sessi nel disturbo da attacchi di panico.Gender differences in panic disorder, Journal of Psychopatology, aprile 1999

O.Remes, C.Brayne, R.van der Linde, L.Lafortune, A systematic review of reviews on the prevalence of anxiety disorders in adult populations, Brain and Behavior, 5 giugno 2016

E.Intini, Ansia: colpisce le donne più degli uomini, Focus, giugno 2016