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Pubblicato giovedì 14 Maggio, 2020

La Procrastinazione

L’uomo è nato per vivere, non per prepararsi a vivere. (Boris Pasternak)

Quando, anni fa, nella vetrina di una libreria al centro di Roma ho letto la frase di Boris Pasternak su citata, ho avuto un sussulto. Da procrastinatrice seriale quale ero all’epoca, mi sono sentita colpita al cuore! 

E innegabilmente Pasternak mette il dito nella piaga: capita, a volte, di fare dei bilanci impietosi sul tempo che abbiamo perso inciampando in qualcosa che non sappiamo ben identificare ma che ci ha bloccati, rallentati, distolti dai nostri obiettivi più importanti. Non sono bei momenti.

E chi se la dimentica, poi, la favola di Esopo, quella della formica e della cicala? Si riaffaccia spesso alla mente nei momenti in cui la nostra tendenza alla procrastinazione ci schiaccia. 

Sì, perché procrastinare non vuol dire semplicemente “rimandare” qualche volta, ma indica una tendenza costante ad evitare l’impegno verso determinate attività, più precisamente verso quelle attività necessarie per raggiungere i nostri obiettivi.

E l’evitamento innesca un circolo vizioso che ci soffoca. È il circolo vizioso dell’ansia: evitamento di ciò che ci genera ansia e preoccupazione – rinforzo negativo costituito dalla riduzione dell’ansia – evitamento – pensieri colpevolizzanti per non aver svolto il compito – ansia – evitamento…

Risultato: ad ogni giro l’ansia aumenta, perché siamo sempre più lontani dal raggiungimento dell’obiettivo. Inoltre, non essendoci mai confrontati realmente con il compito da svolgere, non abbiamo potuto smentire le nostre aspettative negative e irrazionali di non essere in grado, di non sapere come fare, di avere davanti ostacoli insormontabili, di dover raggiungere un risultato perfetto.

L’ansia aumenta, e di pari passo la nostra autostima diminuisce. Tutto questo ci indebolisce e ci prepara a nuovi evitamenti e nuove procrastinazioni.

Perché rimandiamo?

Rimandiamo alle calende greche per pigrizia, perché non siamo proprio sicuri di essere capaci di portare avanti quelle attività, perché non abbiamo ben chiaro l’obiettivo stesso, o anche il percorso necessario per raggiungerlo. Rimandiamo perché o il risultato è perfetto o non ne vale la pena. Perché se poi il risultato non sarà del livello giusto, a cosa sarà valso impegnarsi tanto?

Invece di affrontare le difficoltà disperdiamo la nostra attenzione in mille rivoli. “Ah, un secondo: devo telefonare a Tizio!”. “Uh, dovevo innaffiare le piante! Ci vuole un attimo!”. “Vediamo se mi hanno messo mi piace al post di ieri sera”. E la posta elettronica? Non dobbiamo controllare se ci sono nuovi messaggi?

Qualcuno tende a procrastinare perché, come la famosa cicala, preferisce divertirsi o fare le cose che lo appassionano di più, e magari si entusiasma facilmente per nuovi progetti, li fa partire e poi si annoia e li lascia in sospeso. 

Fatto sta che il tempo va in fumo, e i nostri sogni anche. Ci ritroviamo a fare i conti con occasioni non colte, treni persi. 

Ma non tutto è perduto.

Se stai leggendo questo articolo, forse stai seriamente pensando di cambiare rotta.

Presto o tardi, non ha importanza. Quello che importa è non cedere alla tentazione di dire “ormai è troppo tardi”, perché anche questo pensiero può essere un alibi per evitare di affrontare il problema e lasciar passare ancora altro tempo.

Una cosa è certa: la procrastinazione è uno dei fattori più insidiosi che lavorano contro la nostra soddisfazione e la nostra felicità, perché è difficile percepirne l’impatto, visto che è spalmato nella vita di tutti i giorni.

Una volta riconosciuto questo, possiamo decidere seriamente di interrompere il circolo vizioso

Come?

Innanzitutto, grande calma. Può capitare di svegliarsi una mattina supercarichi e pensare “adesso basta! Ora faccio tutto quello che devo fare!” E si parte come treni, animati dalle migliori intenzioni. I pensieri sembrano più veloci, tant’è che facciamo con più rapidità… quello che abbiamo sempre fatto! Disperdiamo le energie in mille pensieri e finiamo per concludere ben poco.

Calma! 

Un presupposto fondamentale è accettare

Cosa dobbiamo accettare?

  • Di non poter fare tutto alla perfezione
  • Di non avere chiarissimo l’obiettivo
  • Di non avere chiarissima la sequenza dei passi per raggiungerlo
  • Di non poter raggiungere immediatamente un risultato
  • Di poter sbagliare e dover ricominciare
  • Di guardare in faccia le nostre paure, riconoscere i loro fondamenti e dover magari cambiare qualche nostra abitudine
  • Di dover cambiare approccio di lavoro
  • Di scoprire che le cose sono più facili di quanto non apparissero, ma che comunque non sono necessariamente facili, quindi richiedono impegno.

Poi dobbiamo evitare le trappole.

Quali?

Ad esempio, la pretesa di poter pianificare tutto. È una trappola perché, se ci mettiamo in testa che per raggiungere un obiettivo dobbiamo pianificare bene tutti i passi, rischiamo di usare la pianificazione come l’ennesimo alibi per non partire mai. Non sempre è possibile pianificare tutto dall’inizio. Facciamo allora una bozza, un piano di massima fatto di macroattività da precisare un po’ alla volta e partiamo.

Poi c’è la trappola degli obiettivi troppo ambiziosi. Sognare è molto importante perché senza sogni non si va da nessuna parte, ma facciamo i conti con la fattibilità dei nostri progetti, e se sono eccessivi abbiamo il coraggio di ridimensionarli. Non trattiamo questa eventualità come una sconfitta. Non lo è: al contrario, è una capacità. La capacità di essere consapevoli che non tutto è sempre realizzabile, e di dedicare cura e impegno a ciò che invece lo è.

Un’altra trappola è affrontare prima le cose più facili. In questo modo rischiamo di coltivare un’idea irrazionale di ciò che ci appare più difficile, che verrà procrastinato alla fine del processo e finirà per diventare ai nostri occhi un macigno. Bisogna partire dalle cose più difficili, focalizzando tutte le energie su di esse. Togliersele di torno sarà come prendere una rincorsa, e ci verrà tutto più facile, dopo. 

Non passiamo dalla parte opposta, non puniamoci per aver procrastinato. Anche questa è una trappola che ci ruba energie. Se lo abbiamo fatto è perché c’erano dei motivi, e ora stiamo prendendo coraggio e li stiamo affrontando. Se una cosa proprio non ci piace, lasciamola perdere. Non è detto che tutto sia assolutamente indispensabile per raggiungere il nostro risultato.

Allora, riassumendo:

  • Definiamo un obiettivo, con la chiarezza che ci è possibile e senza pretendere di più
  • Facciamo uno schema veloce o una lista di massima delle macroattività necessarie per raggiungerlo, ordinate secondo un criterio che va dalle più urgenti e più difficili fino alle meno urgenti e più facili
  • Procuriamoci i supporti necessari per iniziare (documenti, approfondimenti, libri ecc.)
  • Cominciamo. Dobbiamo scrivere? Cominciamo a scrivere. Dobbiamo prendere dei contatti? Prendiamoli, facciamo le telefonate che abbiamo evitato, scriviamo le mail che dovevamo scrivere.
  • Prendiamoci ogni tanto una piccola pausa. È necessario! Beviamo un caffè, mangiamo un frutto. Vigiliamo affinché non si estenda oltre un tempo di pochi minuti.
  • Se ci vengono dei dubbi su quello che stiamo facendo, non lasciamoci intrappolare: prendiamo un appunto e continuiamo.
  • A scadenze fisse, esaminiamo i dubbi e verifichiamo se è necessario correggere il tiro.
  • Apprezziamo il coraggio che ci stiamo mettendo e diamoci un piccolo premio ogni tanto, ma senza esagerare!
  • Rendiamo ciclico questo processo: ci aiuterà a procedere per approssimazioni successive senza pretendere subito la perfezione!

Hai letto bene questo articolo?

Bene, ora chiudi e vai a iniziare!

Se senti che i tuoi blocchi sono troppo grandi e non ce la fai da solo, sono pronta a darti l’aiuto professionale necessario.

Buon lavoro!

Foto di Esmoth da Pixabay