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Pubblicato mercoledì 6 Maggio, 2020

La Resilienza

Hanno cercato di seppellirmi, ma non sapevano che io sono un seme. (Proverbio messicano)

Cosa fai quando un imprevisto si mette di traverso tra te e i tuoi desideri o le tue abitudini?

Tutti conosciamo persone che si siedono e si adagiano sulla loro sfortuna e su quanto ormai non ci sia più niente da fare. 

Ma conosciamo anche persone che, dopo un periodo più o meno lungo di smarrimento, cambiano prospettiva e ripartono con altri obiettivi, altri sogni, altre abitudini.

Tutti conosciamo persone che, in seguito a un grande dolore o una malattia o un evento drammatico si incattiviscono, manifestano ostilità verso tutto e tutti e si rinchiudono in se stesse.

Ma conosciamo anche persone che a fronte delle stesse situazioni diventano più aperte alla comprensione e agli altri, più affabili e sorridenti.

Cosa può fare la differenza?

Tante cose. 

Potremmo parlare di bontà. Ma la bontà è un concetto morale, non psicologico. Non ci aiuta a capire.

Potremmo parlare di capacità di accettare la realtà, ma non basta. Non ci dice come mai poi si riparte.

Potremmo parlare di consapevolezza. Certo, ma uno potrebbe semplicemente essere consapevole di essere in un brutto momento. Non basta.

Potremmo parlare di ottimismo. Sì, ma l’ottimismo da solo non basta.

Potremmo parlare di forza. Ma la forza può essere usata anche contro se stessi.

Di tante cose ancora potremmo parlare: di speranza, di motivazione, di persistenza nel perseguire gli obiettivi, di creatività.

La Resilienza è tutto questo e molto di più, perché non solo ci rende capaci di accettare la realtà anche nelle sventure, ma ci rende capaci di costruire una nuova realtà altrettanto interessante e fonte di soddisfazione. A volte, grazie alla resilienza possiamo passare da una quotidianità piuttosto grigia e insoddisfacente a una vita molto più ricca e felice.

La Resilienza non è prerogativa di pochi fortunati. Basta pensare alle guerre e alle calamità che si sono abbattute sul mondo per constatare che le persone sono riuscite a riemergere da situazioni terribili.

Ma Resilienza non è un sinonimo di Resistenza. È qualcosa di più e di diverso. Indica la capacità di superare un trauma uscendone più forti e con una migliore organizzazione. Indica la capacità di trasformare una circostanza avversa in una risorsa.

Aver vissuto un trauma, una forte difficoltà, rende le persone capaci di resilienza più sensibili e attente ai problemi degli altri. Queste persone non si sentono invincibili, ma costruiscono sulle ferite rendendole veri e propri punti di forza. 

Come riconosciamo una persona resiliente?

Cosa fa, cosa pensa, quali emozioni ha? Quali sono le sue principali abitudini mentali?

  • Tende a pensare alle difficoltà come a qualcosa di temporaneo, non definitivo
  • Tende ad avere quello che tecnicamente si definisce un locus of control interno, ovvero ritiene che i fattori di successo o di insuccesso in una determinata situazione siano determinati da se stessa e non dalle circostanze esterne
  • Si coinvolge e si impegna per raggiungere i propri obiettivi
  • Si concentra sulle risorse a sua disposizione piuttosto che su ciò che non ha 
  • Ha una buona dose di autostima ma non si sente superiore agli altri
  • Ha buone relazioni sociali
  • È disposta al cambiamento e non lo vede come una minaccia
  • Sa di poter sbagliare ed è disposta a correggere la rotta quando è necessario
  • È dotata di una certa creatività
  • Non nega le proprie emozioni, anche quando sono dolorose, ma ne è consapevole e riesce a regolarle
  • Riesce a differire nel tempo il soddisfacimento dei propri bisogni in presenza di altre priorità o di difficoltà.

Tutte queste caratteristiche rappresentano modalità e non tratti stabili di personalità. In sostanza, nessuno “è” resiliente e nessuno “non è” resiliente. Tutti possono reagire alle avversità con una certa dose di resilienza. Per alcuni questo avviene più frequentemente, per altri meno. 

Ci sono dei fattori che predispongono a sviluppare questa capacità, ma è anche possibile allenarsi alla resilienza cercando di far proprie le caratteristiche descritte, provando a creare una discontinuità nel nostro modo abituale di trattare le difficoltà. 

In psicoterapia, quando si presentano grandi difficoltà ad accettare le avversità, o in presenza di grossi traumi e di eventi al di sopra delle possibilità di una persona in quel momento, si lavora proprio sulla creazione di questi presupposti.

Per finire, qualche piccolo suggerimento di buon senso

  • Coltiva la tenacia ma non affezionarti troppo alle scelte fatte. Se si rivelano poco efficaci, abbandonale senza rimpianti. Non cadere nell’ostinazione.
  • Se proprio non sai cosa fare e sei confuso, smarrito, non fermarti. Coltiva qualche interesse, potrebbe nascerne qualcosa.
  • Non farti scoraggiare dalle critiche, ma prova a trarne insegnamenti. Utilizza l’energia che ti viene da chi ti vuole bene e ti apprezza.
  • Osserva chi sta peggio di te per apprezzare quello che hai; osserva chi sta meglio di te per trarre ispirazione e concentrarti su ciò che vuoi ottenere.
  • Non cercare la comodità e la sicurezza. È dura da accettare, ma le cose accadono quando usciamo dalla comfort zone.
  • Esci dalla comfort zone ma evita i colpi di testa. Non andare nella zona di terrore. Se ti accorgi di stare lì, torna sui tuoi passi. 

Se l’argomento ti interessa, partecipa alla diretta Facebook di venerdì 8 maggio, nell’ambito dell’evento Leggiamo insieme

Ne parleremo traendo spunto da brani di Volevo solo pedalare, di Alex Zanardi: un vero e proprio modello in fatto di Resilienza!

Foto di Kim Thomas da Pixabay