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Pubblicato giovedì 9 Aprile, 2020

Cos’è l’Assertività?

Libero è colui che non deve né subire né dominare per essere qualcuno   (Fëdor Dostoevskij)

Ognuno di noi ha uno stile personale di comunicazione che adotta nella maggior parte delle situazioni. Esistono però delle caratteristiche che ci permettono di raggruppare i tanti stili diversi in tre concetti fondamentali che hanno a che fare con l’efficacia, l’autostima e la soddisfazione nelle nostre relazioni interpersonali. 

Vediamo.

Schematizzando al massimo, il nostro modo di comunicare può essere definito passivo, aggressivo o assertivo (per quest’ultimo stile useremo anche il termine  affermativo).

Intanto, diamone una breve descrizione, sulla base di due punti di vista che sono fondamentali ogni volta che adottiamo un dato stile comunicativo:

  • come ci sentiamo e cosa facciamo noi
  • come si sentono gli altri 

Adottiamo uno stile Passivo quando…

mettiamo i bisogni degli altri al di sopra dei nostri, siamo accondiscendenti, non manifestiamo la nostra opinione per paura di essere rifiutati o criticati, lasciamo che gli altri scelgano al posto nostro, ci sentiamo in ansia perché temiamo il giudizio degli altri, ci sentiamo feriti e inibiti.

Gli altri, in questo caso, tendono a sentirsi in colpa e/o irritati, ci stimano poco, a volte ne approfittano per realizzare i loro obiettivi a scapito nostro.

Risultato: con questo stile comunicativo spesso suscitiamo proprio le reazioni temute: giudizi negativi, poca stima da parte degli altri, scarsi risultati pratici rispetto al raggiungimento dei nostri obiettivi.

Finiamo così per accumulare rabbia, a volte anche molto intensa e destinata ad esplodere prima o poi.

Quando questa modalità tende a prevalere nel nostro comportamento quotidiano, prima o poi ci accorgiamo che i nostri rapporti con gli altri non durano molto, proprio a causa della rabbia accumulata, che magari viene fuori per una sciocchezza e lascia i nostri interlocutori stupefatti e feriti.

Ci comportiamo in maniera Aggressiva quando…

mettiamo i nostri bisogni al di sopra di quelli degli altri, esprimiamo le nostre opinioni senza curarci della loro sensibilità, li disprezziamo, scegliamo al posto loro, raggiungiamo i nostri obiettivi a spese altrui.

Gli altri come si sentono? Beh, si sentono respinti, umiliati, calpestati, frustrati, diffidenti, schiacciati. Cosa fanno? All’inizio magari ci percepiscono come forti, bravi, potenti, ma alla lunga ci lasciano.

Il comportamento Affermativo ci porta a…

ad esprimere le nostre opinioni e le nostre emozioni in maniera autentica e socialmente adeguata, ovvero rispettando la sensibilità degli altri e comprendendo il loro punto di vista. Ci porta ad effettuare le nostre scelte in prima persona e assumendocene la piena responsabilità, e ad essere efficaci nel perseguire i nostri obiettivi senza prevaricare gli altri.

Gli altri si sentono sereni, ci stimano, si esprimono liberamente con noi, si sentono in grado di raggiungere le loro mete, e comunque non si sentono ostacolati da noi. 

Un continuum tra due estremi

Questa descrizione – non dimentichiamolo! – rappresenta una schematizzazione, una semplificazione: in realtà questi stili di comunicazione si distribuiscono lungo un continuum tra la massima Passività e la massima Aggressività, con al centro l’Assertività. Tra questi due estremi ci sono infinite sfumature e gradazioni, quindi. 

Molta attenzione va posta sul fatto che non stiamo parlando di caratteristiche di personalità, ma di modalità che di volta in volta, nelle varie occasioni della vita, tutti noi possiamo utilizzare. 

Può accadere tuttavia che una di queste modalità tenda ad essere prevalente nella nostra vita.

I motivi risiedono nelle nostre convinzioni più profonde.

L’ estremo Passivo

Chi adotta prevalentemente comportamenti passivi ha fondamentalmente una immagine di sé come “non capace”, e a fronte di questa ritiene che sia necessario piacere a tutti ed essere approvato e accettato; se questo non accade è la prova del suo scarso valore.

Ma purtroppo tende ad operare una distorsione dei segnali verbali e non verbali che riceve dagli altri, perché, – attraverso un processo mentale che si chiama “attenzione selettiva” – percepisce soltanto i segnali di rifiuto o di critica.

Non riesce a reggere le aspettative che gli altri possono avere verso di lui, perché tradirle vuol dire per lui non essere “all’altezza” in generale come Persona.

Si sente in colpa per eventuali conseguenze negative del suo comportamento sugli altri, ma in realtà è preoccupato di se stesso e delle sue responsabilità. Confonde la Passività con la buona educazione, la cortesia e l’altruismo. Scambia per aggressività il rispetto per se stesso tipico dell’assertività.  

Ha una scarsa competenza interpersonale, perché a causa dei suoi timori e dei suoi disagi ha sempre evitato di entrare in relazione con gli altri.

L’ estremo Aggressivo

Chi adotta prevalentemente comportamenti aggressivi si sente fondamentalmente vulnerabile ma non lo accetta, e si sente colpito personalmente da quanto gli altri dicono o fanno, attribuendosi anche critiche non rivolte a lui. Si sente impotente e minacciato.

Confonde l’aggressività con la schiettezza, e pensa che per essere chiari, onesti e sinceri si debba dire ciò che si pensa senza tener conto della sensibilità e della dignità degli altri.

Confonde il comportamento assertivo con la passività. Di chi si comporta in maniera assertiva pensa che sia noioso e poco virile.

Ha una visione infantile ed egocentrica dei rapporti interpersonali, dai quali vuole ricevere più che dare.

Spesso ha subito frustrazioni a causa del comportamento aggressivo di figure importanti come i genitori, e non ha appreso stili alternativi. Ha adottato quindi l’unico modello che aveva a disposizione. Anche lui, dunque, ha una scarsa competenza interpersonale.

A volte la sua aggressività è proprio l’effetto della rabbia accumulata durante un periodo in cui ha adottato un comportamento passivo.

L’ Assertivo

Chi tende a comportarsi in maniera prevalentemente assertiva ha una buona autostima, e non è guidato dal bisogno di approvazione e di conferme da parte degli altri.

Ha consapevolezza di sé e accetta le proprie fragilità, che non sente come fonti di minaccia e di vulnerabilità.

Non ha sbalzi di umore e non si sente schiavo delle proprie emozioni.

Non prova per gli altri né pietà né disgusto, ma comprensione e rispetto.

Accetta che i suoi bisogni non vengano soddisfatti a breve termine ma lavora perché possano essere soddisfatti a lungo termine.

La sua competenza relazionale lo porta a costruire e mantenere rapporti stretti caratterizzati da calore, intimità e autenticità.

L’efficacia di questo stile comunicativo favorisce la creazione di un circolo virtuoso che accresce ulteriormente l’autostima e la soddisfazione nelle relazioni. 

Il ruolo dell’autostima

A prima vista può apparire strano e paradossale, ma sia il comportamento passivo che quello aggressivo hanno alla base una scarsa autostima.

Il passivo si affanna a  piacere a tutti nel tentativo di smentire se stesso riguardo a questa idea, mentre l’aggressivo si mette una maschera per nascondere a se stesso e agli altri la sua debolezza.

Entrambi sono concentrati su se stessi e non riescono a mettere il naso fuori di sé.

La loro modalità relazionale  innesca circoli viziosi che li portano a rafforzare l’utilizzo degli stili passivo e aggressivo, che possono anche coesistere. 

Ma quindi…

A questo punto possono sorgere alcune domande. Ad esempio:

  • Ma quindi chi è assertivo è migliore degli altri?
  • E se uno mi punta una pistola alla tempia devo parlarci con calma?
  • Ma quindi chi è assertivo è più buono degli altri?
  • Ma quindi chi è altruista è un passivo?
  • Ma quindi non bisogna provare pietà per nessuno?

Queste domande mettono in luce la necessità di chiarire un concetto fondamentale: come già detto, non stiamo parlando di caratteristiche stabili di personalità, ma di modalità comunicative che ognuno di noi adotta nelle varie situazioni della vita e che diventano disfunzionali solo quando diventano prevalenti.

Essere assertivi, quindi, non è avere sempre lo stesso atteggiamento “affermativo”, ma è la capacità di assumere di volta in volta lo stile comunicativo più adeguato.

Se mi puntano una pistola in testa vale la pena di essere aggressivo e fronteggiare il nemico, o di essere passivo e scappare, purché ci salviamo la vita!

É molto importante, inoltre, non confondere il comportamento assertivo con un’idea di bontà o di buonismo: alla base c’è un grande rispetto per se stessi, oltre che per gli altri. 

Concludendo

Quando ci rendiamo conto che le relazioni stanno diventando troppo difficili e troppo spesso ci sentiamo a disagio, è il momento di chiedere aiuto a un professionista.

La Psicoterapia Cognitivo Comportamentale prevede in questi casi il Training del Comportamento Affermativo, che ci aiuta ad affrontare le cause dei nostri comportamenti poco assertivi e ad acquisire consapevolezza, autostima e competenza sociale.

→Uno degli strumenti di riflessione su questo tema è il Promemoria dei Diritti Affermativi. → Scaricalo qui!

Foto di congerdesign da Pixabay