Pubblicato lunedì 14 Ottobre, 2019

Lo Psicoterapeuta, questo sconosciuto. Luoghi comuni e pregiudizi

 

È più facile spezzare un atomo che un pregiudizio (Albert Einstein)

Nessuna figura professionale è oggetto di pregiudizi e falsi miti quanto lo psicologo.

Questo professionista è presente in svariati contesti: dalla selezione e formazione aziendale, alle consulenze scolastiche, al marketing, alla pubblicità, alla salute mentale. Quest’ultimo ambito, quello clinico, suscita molti pregiudizi, e non a caso! Chi lavora in ambito clinico si occupa dei problemi, dei disagi che ci rendono difficile avere relazioni soddisfacenti, lavorare, prendere decisioni… si impiccia dei fatti nostri, insomma! 

È qui che vorrei concentrare l’attenzione. 

Prima però è necessario qualche chiarimento. Lo psicologo che si occupa di problemi di salute mentale deve necessariamente avere la qualifica di Psicoterapeuta. Per acquisire questa qualifica deve diplomarsi presso una scuola di specializzazione in Psicoterapia. Ce ne sono di vari indirizzi (Cognitivo-Comportamentale, Sistemico-Relazionale, Gestaltico, ad esempio), e durano 4 o 5 anni. Per potersi iscrivere ad una scuola di specializzazione in Psicoterapia, di qualsiasi indirizzo, è necessario aver conseguito la laurea quinquennale in Psicologia o in Medicina. Spesso si fa confusione tra la Laurea Specialistica in Psicologia (quella quinquennale, appunto) e la Specializzazione in Psicoterapia. A questo punto dovrebbe essere chiaro che sono due cose molto diverse, e l’una (la laurea specialistica) è prerequisito per l’altra. Fine di questa noiosa precisazione.

Concentrerò l’attenzione sulla figura dello psicologo in ambito clinico-sanitario. Pur riferendomi in ogni caso allo Psicoterapeuta, nel citare frasi del linguaggio comune tenderò ad usare il termine generico “Psicologo”, perché è il più usato correntemente dai non addetti ai lavori. Nelle mie argomentazioni, invece, dirò più propriamente “Psicoterapeuta”.

E veniamo al dunque. Quante volte ci capita di sentire discorsi e considerazioni sullo Psicoterapeuta che nella loro mancanza di sfumature rivelano un pregiudizio?

Ci si potrebbe scrivere il copione di uno sketch teatrale. Titolo: “Lo Psicoterapeuta, questo sconosciuto”.

LO PSICOTERAPEUTA, QUESTO SCONOSCIUTO

Personaggi:

  • Tizio
  • Caio
  • Sempronio
  • Un barista

Location: al bar. 

Tizio e Caio sono intenti a prendere un caffè. Sempronio è seduto al tavolino accanto, e sorseggia un aperitivo. Il barista prepara aperitivi.

Tizio: ho un sonno bestia!

Caio: come mai?

Tizio: non so… da un po’ di tempo non dormo bene, a volte passo le notti in bianco!

Caio: non fai abbastanza sesso.

Tizio: tu ci scherzi, ma sto proprio male! Ho un’ansia… certe volte non ho voglia di fare nulla. Mi pesa sempre di più anche lavorare. Il medico mi ha detto che è il cambio di stagione, mi ha dato delle bustine… non so, credo integratori…

Caio: te lo dico io cosa devi fare. Ti presento una mia amica…

Tizio (sbuffa): stavo pensando di andare da uno psicologo, che ne pensi?

Caio: ma che dici? Mica sei matto, che devi andare dallo psicologo! Capirai, quello appena ti vede ti dice che hai chissà che… io non ci credo in questa gente!

Tizio: ma magari mi può dare qualche consiglio…

Caio: hai tanti amici, parla con qualcuno di loro! Almeno loro ti conoscono! Poi ti vogliono bene e non lo fanno per soldi!

Tizio: ma nessuno ha mai tempo per ascoltarmi… almeno uno psicologo lo pago… se non me li dà lui, dei consigli, che lo pago a fare?

Caio: e certo che lo paghi, e come no! Ti succhiano il sangue, quelli! E poi perché? Per chiacchierare! Ma dalli a me, questi soldi, allora!

Tizio: non so… in effetti col carattere che ho… che ci posso fare? Sono fatto così! Mica hanno la bacchetta magica! 

Caio: certo… e poi chissà che ti ficcano in testa… alla fine riescono sempre a farti credere che sei malato, così ti tengono in pugno per chissà quanto tempo e ti spillano un sacco di soldi, il fine è sempre quello! Campano sulla sofferenza della gente. Come possono aiutarti, se il loro interesse è di far durare più a lungo possibile la solfa per guadagnarci di più? Secondo me ci provano gusto a farsi i cavoli della gente! 

Sempronio: scusate se mi intrometto, ho involontariamente sentito quello che state dicendo. È proprio vero che ci provano gusto! Anche quando stanno in vacanza, non puoi dire nulla che ti trovano qualcosa che non va! Quelli ti osservano e quando meno te lo aspetti ti accusano di essere meno felice di quanto potresti essere. Ti leggono nella mente! Ma la gente sta tanto bene così come sta, che vogliono?

Il barista: è proprio vero! E poi… se lo facessero gratis, pure pure… gli vado a dire i fatti miei e devo anche pagare?

Tizio: eh, sì… chissà… alla fine potrei farcela da solo, mica sono un debole! Oppure, che ne dite se parlo con il parroco?

Caio: certo, qualsiasi persona dotata di un minimo di sensibilità può aiutarti. E poi, chi meglio del parroco, che è abituato ad aiutare veramente gli altri, nel nome del Signore?

Tutti (con lo sguardo rivolto verso il soffitto): AMEN!

FINE

Questa scenetta è meno assurda di quanto si possa pensare! È un concentrato di pregiudizi sullo Psicoterapeuta diffusi molto più di quanto non si possa immaginare. Ad esempio:

  • Andare dallo psicologo?! E mica sono matto?
  • La gente sta bene come sta, ma loro devono scovare patologie dappertutto!
  • So benissimo quali sono i miei problemi.
  • Sono fatto così… ho un brutto carattere. Che può fare mai lo psicologo?
  • Basta un amico.
  • Devo pagare uno per chiacchierare?
  • Lo psicologo dovrebbe dare consigli. Se non mi dà consigli che ci vado a fare?
  • Lo psicologo specula sulla sofferenza della gente.
  • In realtà non gliene importa niente dei miei problemi, lo fa solo per soldi.
  • Una psicoterapia sai quando inizia e non sai quando finisce.
  • Lo psicologo manipola la mente delle persone.
  • Chi va dallo psicologo è un debole.

Ognuno di questi pregiudizi crea un forte ostacolo per chi potrebbe avvalersi dei benefici di una psicoterapia, perché provoca una diffidenza di fondo che induce a non prendere neanche in considerazione questa opportunità.

Vi propongo, in una serie di articoli, un percorso all’interno dei pregiudizi più comuni.

La prima tappa sarà “Andare dallo psicologo?! E mica sono matto?”.

Seguitemi!