Pubblicato mercoledì 15 febbraio, 2017

Alleniamoci con la testa

 

Ti piace muoverti? Passi tante ore in palestra? Benissimo!

La palestra è un’ottima abitudine, perché ci permette di sentirci in forma e in salute, senza contare quel piacevole senso di benessere dopo ogni allenamento, prodotto dalle endorfine che vengono rilasciate con l’esercizio. Questi effetti positivi possono essere massimizzati e resi stabili nel tempo, inoltre è possibile prevenire alcuni inconvenienti che purtroppo si presentano piuttosto frequentemente.

Ragioniamoci su, in 5 paragrafi.

1. Facciamoci delle domande

Mi capita a volte di sentire una fitta nella schiena mentre mi alleno in palestra?
Mi è capitato di sentire dei dolori nelle anche, o nelle spalle, o in altre articolazioni nei giorni successivi all’allenamento?
Nonostante la mia buona forma fisica mi riesce difficile toccare terra con le mani quando mi piego in avanti?
Sento tensione nel collo?
Ho costantemente dei dolori in uno o più distretti del corpo?
Mi sento teso e stressato?
Nonostante gli allenamenti mi sento stanco e privo di energia?
Sento i muscoli contratti?
Sento delle limitazioni in alcuni movimenti?
Ho spesso il fiatone quando accelero l’andatura?
Ho la pressione alta?

Se rispondiamo positivamente anche a una di queste domande, le riflessioni proposte in questo articolo potrebbero esserci utili.

2. Brevi cenni sull’universo

Il nostro corpo è un universo di interconnessioni, e il tessuto connettivo si estende dai piedi alla testa, unisce tutto a tutto, riveste tutto, permette lo scivolamento di organi e muscoli l’uno sull’altro, ed è presente anche nella loro struttura interna. I muscoli più ricchi di tessuto connettivo sono quelli della statica – i più profondi – che hanno una funzione antigravitaria, e concorrono al mantenimento di un equilibrio con il minimo sforzo possibile. La loro condizione ottimale è data da elasticità e lunghezza. Poi ci sono i muscoli della dinamica – collocati più in superficie – responsabili dei nostri movimenti. Contengono una minore quantità di tessuto connettivo, e sono in ottima condizione quando sono capaci di grandi accorciamenti.

3. Da una visione settoriale ad una visione globale corpo-mente

Mediante le fasce aponeurotiche – costituite in gran parte da tessuto connettivo – i muscoli sono intimamente connessi tra loro, e si parla di catene muscolari. Un trauma anche piccolo, una contrattura in un qualsiasi distretto si ripercuote su tutto il sistema muscolo scheletrico determinando effetti che possono presentarsi in zone anche molto distanti da quella in cui si è verificato il problema. Anche le emozioni influenzano il nostro equilibrio posturale, perché provocano tensione muscolare. È per questo che se interveniamo localmente non risolviamo il problema.

Esempio: ho la schiena curva devo rinforzare/accorciare i muscoli dorsali con esercizi localizzati? Non proprio. Almeno per due motivi:

  • Se lavoriamo in maniera settoriale coinvolgiamo soltanto i muscoli della dinamica. Ma abbiamo visto che questi muscoli non sono adatti per regolare la nostra postura, e quando vengono impiegati per questo scopo lo fanno a caro prezzo, in termini di dispendio energetico e di efficacia.
  • La mia schiena curva potrebbe essere un compenso che il mio corpo mette in atto per ritrovare un equilibrio nello spazio a fronte di un trauma, o uno squilibrio muscolare, in un’altra parte del corpo. È ciò che tecnicamente viene chiamato postura antalgica, perché il corpo la utilizza per difendersi dal dolore. Questo compenso tende a stabilizzarsi quando facciamo attività fisica, perché il nostro corpo, a maggior ragione nel corso di un impegno intenso, continuerà ad adottarlo automaticamente e si strutturerà sempre di più intorno ad esso.

4. Torniamo alle domande iniziali

Ti sei ritrovato in una o più di quelle condizioni? Non è per niente strano! Nel mio lavoro di istruttrice di GYROTONIC® mi è capitato molte volte di incontrare persone che pur svolgendo regolarmente attività fisica si sentono stanche, hanno dolori, contratture, tensioni, si sentono legate nei movimenti.

Queste sensazioni possono essere conseguenza e causa nello stesso tempo di un lavoro muscolare non perfettamente equilibrato e/o limitato alla muscolatura più esterna, spesso con l’obiettivo di rinforzare e potenziare singoli distretti muscolari (esercito i dorsali, i pettorali, il quadricipite…).

Se i muscoli della statica non sono abbastanza elastici e allungati gli spazi nelle articolazioni si riducono, e diminuisce l’ampiezza dei movimenti, i capi articolari soffrono e possono infiammarsi. I dischi intervertebrali si schiacciano e si disidratano, i nervi spinali vengono compressi e provocano dolore. Se in questa condizione lavoriamo intensamente sulla muscolatura della dinamica, peggioriamo la situazione perché provochiamo un ulteriore accorciamento e un ulteriore avvicinamento dei capi articolari.

5. Che fare?

Ci conviene integrare le nostre attività abituali con una disciplina che permetta di lavorare anche sulla muscolatura profonda. Il mio lavoro ormai ventennale con il metodo Gyrotonic mi è stato molto utile per capire tutte queste cose e sentirle direttamente sul mio corpo. Questo sistema di allenamento è stato studiato proprio per permetterci di lavorare globalmente sul corpo con una grande attenzione alla colonna vertebrale e al respiro. Il respiro è importante per molti motivi, tra cui il fatto che il diaframma ha inserzioni anche sulla colonna vertebrale, e se è bloccato anche la colonna vertebrale non si muove. Se la colonna vertebrale non si muove, i muscoli spinali (che sono muscoli della statica) si accorciano e si irrigidiscono, provocando molti dei problemi citati. Col metodo Gyrotonic ci si allunga, agendo contemporaneamente su muscoli, tendini, legamenti e articolazioni.

Mi dirai: ma non basta fare stretching?

Lo stretching è senz’altro molto utile, ma è un modo di allungarsi molto diverso da quello offerto dal METODO Gyrotonic. Ci sono alcune differenze sostanziali, eccone tre molto importanti:

  • nel Metodo Gyrotonic l’allungamento è attivo, mentre con lo stretching l’allungamento è passivo
  • nel Metodo Gyrotonic l’approccio è globale, si può allungare tutto il corpo dai piedi alla testa simultaneamente, mentre nello stretching l’allungamento è settoriale perché si concentra su uno o più muscoli alla volta
  • i movimenti nel Metodo Gyrotonic vengono calibrati sulla persona: non esiste alcun rischio di andare oltre le possibilità di ognuno. Lo stretching, se non viene praticato con attenzione, può essere eccessivo e provocare l’effetto opposto.

Concludendo…

Alleniamoci, alleniamoci, alleniamoci, ma… con la testa! Siamo cresciuti con l’idea che quanto più soffriremo e suderemo, tanto più otterremo in termini di prestanza fisica. Ma non è sempre così vero. Impariamo a cercare il benessere nel nostro corpo e nella nostra mente, ne guadagneremo in termini di salute e di efficienza, forza ed energia a lungo termine!

Bibliografia

Ph. Souchard, La respirazione, Marrapese, Roma 1996
Ph. Souchard, Deformazioni morfologiche della colonna vertebrale. Trattamento fisioterapico in rieducazione posturale globale, Elsevier Italia 2016
L. Busquet, Le catene muscolari, Marrapese, Roma 2002
P. Horvath, Workshop “Application of the GYROTONIC EXPANSION SYSTEM® in 
case of problems related to shoulder – spine – pelvis”, Roma 2004